venerdì 27 aprile 2012

Carta Igienica #3- L'enciclopedia medica

Le 100 migliori letture da bagno. Di oggi, domani e probabilmente di sempre. Libri pochi, riviste tante, quotidiani mai perché sono la cosa più scomoda sul wc dopo Dolores O'Riordan che vi canta le sue canzoni in braccio.

L'enciclopedia medica

Noi siamo quello che mangiamo. Quindi, di conseguenza, noi siamo quel che produciamo.
E' ormai noto che la digestione, nella sua ovvia conclusione, rappresenta un'evidente manifestazione del nostro stato di salute e/o malessere.
Se hai il cagotto stai male. Se la tua pupù ha la consistenza di un Cerealix significa che stai molto male. Se è bionda c'è qualcosa che non va. Se è nella norma molto probabilmente stai per morire.
Il bagno è sempre una fonte di preoccupazione per noi ipocondriaci che, preoccupati per la nostra salute intestinale, subito dopo aver espletato le nostre funzioni corporali controlliamo il prodotto e, in caso di anomalia, corriamo subito su Google a cercare rimedi per le peggio malattie di cui siamo convinti di soffrire.
Ok, ora esistono gli smartphone, i netbook ed i tablet ma, già solo tre anni fa l'uso dei motori di ricerca sulla tazza era piuttosto difficoltoso. Ve lo potrà confermare anche il mio simpatico fidanzato che, poco prima di conoscermi e quindi di rinsavire, utilizzava il suo pc seduto su una bella comoda per potersi fare un'autodiagnosi a chilometro zero.
La soluzione più logica era quindi comprarsi una bella enciclopedia medica, preferibilmente il più dettagliata possibile (e magari con un capitolo dedicato alle malattie tropicali), da sfogliare in quei momenti in cui l'aria si fa sempre più pesante.
Ricordo ancora quando mi convinsi di essere affetta da tenia, nonostante la mia pancia dicesse il contrario. O anche quando scambiai un colpo di freddo in gennaio per un'intossicazione alimentare da mitili -che, ovviamente, non ho mai assaggiato in vita mia. Per non parlare poi di quando mi convinsi di avere un tumore al colon, notando delle tracce ematiche in quei cinque giorni del mese.
L'enciclopedia medica è sempre stata una delle mie letture preferite sulla tazza perchè mi permette di capire tutti i segnali che il mio corpo mi manda sottoforma di peti. E di spendere centinaia di euro l'anno per inutili visite mediche.

lunedì 23 aprile 2012

A me piacevano tanto i Boyzone

Ho un timballo al pane guttiau in forno quindi vediamo di fare in fretta con questo post.
Vorrei tanto parlarvi di come, da poco, sono entrata nel mio primo secondo quarto di secolo ma no, che vi importa dei miei acciacchi e del mio nuovo tablet che mi sta portando alla dipendenza da Angry Birds tre anni dopo il mondo intero?
Meglio di no.
L'unica cosa di cui mi preme parlarvi è il silenzio nel cinema.
Volente o nolente, negli ultimi mesi sto guardando un bel po' di film. Un po' di merda e un po' pure peggio. Ma non voglio parlarvi dei film che mi piacciono ma bensì del silenzio.
Il silenzio che racconta, il silenzio che strugge, il silenzio che commuove, il silenzio che vuol dire tutto. Lunghipiani di steppa kazaka, sguardi di amanti che vorrebbero ma non possono, sì, insomma quelle cose lì.
"You say it best when you say nothing at all" diceva il mio amico Ronan Keating, che salutiamo in quanto fedele lettore di questo blog.
Ecco, a me, i silenzi nei film non dicono un cazzo. E lo dico con La solitudine dei numeri primi (due disadattati che avrebbero potuto drogarsi e invece hanno scelto di spararsi nelle ginocchia) in sottofondo e dopo aver visto Into the wild (l'uomo che rifiutò la medicina moderna per lo sterco di cerbiatto).
A me, sti silenzi mi urtano, mi turbano, mi indispongono.
Quasi quanto non superare un livello di Angry Birds.

domenica 8 aprile 2012

Carta Igienica #2- L'anello di Re Salomone (K. Lorenz)

Le 100 migliori letture da bagno. Di oggi, domani e probabilmente di sempre. Libri pochi, riviste tante, quotidiani mai perché sono la cosa più scomoda sul wc dopo Dolores O'Riordan che vi canta le sue canzoni in braccio.

L'anello di Re Salomone

In prima media la mia vita era differente. Avevo tanti amici, miriadi di spasimanti grazie alla mia precoce fioritura e tanti tanti interessi. Quel che mi mancava però era la partita IVA, ma questa, cari miei, é un'altra storia.
In prima media passavo a scuola ben tre pomeriggi a settimana. I miei genitori, noncuranti della mia evidente propensione per la lingua francese -maturata durante le lezioni cantate della maestra Donatella- mi imposero la lingua inglese e quindi, conseguentemente, il tempo prolungato.
In uno di quei lunghissimi pomeriggi, se non erro il mercoledì, ci venne imposto dal corpo docenti di scegliere uno dei tanti laboratori che si erano inventati pur di non dover preparare altre lezioni.C'era il laboratorio di scrittura, che ovviamente non frequentai perchè, diciamocelo, non credo di averne bisogno. C'era quello di pubblicità, scelto solo dalle ragazze che ancora non portavano il reggiseno. C'era anche quello di educazione fisica che scartai a priori; passare le ore ad allenarmi per il test di Cooper non é mai stata tra le mie priorità (e probabilmente mai lo sarà). Scelsi quindi il laboratorio di scienze, tenuto dalla professoressa Paciarotta, una simpatica signora di mezza età con un'insana passione per Piero Angela. La Paciarotta ci insegnò come utilizzare il microscopio elettronico, come essiccare i fiori per l'erbario e ci impose di leggere tutti i libri di Lorenz.
Mi trovai così a sfogliare le pagine usurate della copia de L'anello di Re Salomone, presa in prestito dalla biblioteca comunale, subito dopo la colazione e la sigaretta mattutina. Fù così che, grazie all'ochetta Martina, mi venne voglia di adottare un volatile.
Ricordo ancora Limoncino, il mio canarino giallo, od il suo successore Arancino, il mio canarino arancio, per non parlare di Cip, il cinguettatore folle delle notti d'estate. Tutti periti in circostanze misteriose dopo pochi mesi dall'acquisto. Piansi giorni per tutti i miei amici pennuti e solo leggere delle taccole di Lorenz mi salvò da una buia e profonda depressione. Sempre la mattina, dopo il caffé e prima del pullman diretto a scuola.

Ho cercato di iniziare anche il mio docile compagno alla lettura di Lorenz, per meglio comprendere il comportamento dei nostri amici animali, ma, per ora, sono riuscita solo ad insegnargli come utilizzare l'aspirapolvere (grazie agli insegnamenti contenuti nel saggio E l'uomo incontrò il cane).
Devo però dire che ancora oggi apprezzo Lorenz sulla tazza, con la mia gattina Priscilla che mi cammina dietro la schiena cercando di capire da dove arrivano quei puzzolenti effluvi.

martedì 3 aprile 2012

Una canzone di merda può cambiarti l'umore di una giornata ipoteticamente uggiosa

["Ghem bisogn de l'acqua!" ripete da giorni Madre. E continuerà così finchè finalmente dal cielo non cadranno goccioloni grandi come uno sputo di un hooligan.]

Sono nata in aprile, poco prima del disastro di Chernobyl, poco dopo l'esplosione di Jovanotti. Quando ero piccola, molto più piccola di mia sorella, ero una fan di Jovanotti. Fortunatamente in famiglia non avevamo una videocamera, altrimenti non sarei qui a raccontarvi così a cuor leggero di quando saltavo sul tavolo della cucina, col cappellino al contrario, per ballare "Gimme Five".

Anche io andavo all'oratorio. Brutti ricordi di suore che si addormentavano durante il catechismo con il mento poggiato sul bastone da passeggio e racket delle caramelle. Degli insegnamenti della Bibbia ricordo poco. Forse, solo che il mio preferito era Abramo.
Nella mia prossima vita, vorrei tanto rinascere Abramo.

Da giovane ero una punk. Roba che, se ci ripenso, mi vien voglia di nascondere la testa sotto al cuscino del divano ma evito solo perchè ho paura di trovare ancora i fiori della lavanda che Priscilla mi ha sparso per casa un paio di settimane fa. Roba che, se ci ripenso, mi vien la Tremarella.
Oooh-Oooh.

Smisi di fare la punk poco prima di compromettere irrimediabilmente la mia reputazione.
Sdraiarsi a terra durante un concerto di Van Des Sfroos a meno di 200 metri da casa durante una serata mediamente alcoolica rientrava decisamente nel piano "diventare una persona responsabile e possibilmente un'igienista dentale".

Una vacanza a Parigi può trasformare una relazione instabile in qualcosa di meglio.
In pantaloni felpati sporchi di silicone bianco da lavare, in serate sul divano guardando l'Isola dei Famosi e ricordi del pain au chocolat del bar in fianco alla Gare de Lyon.

domenica 1 aprile 2012

Carta Igienica #1- Intimità

Le 100 migliori letture da bagno. Di oggi, domani e probabilmente di sempre. Libri pochi, riviste tante, quotidiani mai perché sono la cosa più scomoda sul wc dopo Dolores O'Riordan che vi canta le sue canzoni in braccio.

Intimità

Ammetto che la passione per la lettura sulla tazza mi è stata trasmessa da mia Madre.
Quando ero poco più che adolescente la mia vita era un'eterna lotta per il bagno. Quello che io e Madre condividevamo era sempre occupato dalla mia genitrice che, per ore, leggeva i suoi giornali preferiti, inclusa la rivista Intimità.
In quel periodo, mia Madre e la mia nonna materna -con gli ultimi scampoli di lucidità prima dei deliri alzheimeriani che la portarono da lì a qualche anno a preferire le bucce dei mandarini a qualsiasi altra pietanza le venisse messa nel piatto- si alternavano di settimana in settimana nell'acquisto del periodico edito da Quadratum.
Mi ricordo che, sempre in quel periodo di stitichezza forzata, spesso deridevo mia Madre ogni volta che chiedeva all'edicolante la sua copia di tale settimanale.
Mi chiedevo cosa potesse trovarci in quelle storie da due pagine o poco più che raccontavano di amori mai finiti, amori mai dimenticati e amori scongelati. Sorridevo ogni volta che leggevo la posta del cuore e le risposte della grafologa. Morivo dentro ogni volta che Madre cercava di propinarci le ricette un po' agée delle ultime pagine.
Poi, un bel giorno, un po' per noia e un po' per curiosità, mi sono messa comoda con i pantaloni alle caviglie ed ho afferrato la copia di Intimità dal portariviste del bagno (sì, quello tra il Wc ed il bidet). Ho divorato le Storie di Vita Vera, pensato di contattare l'architetto per consigliarmi come ristrutturare casa, preparare della trota salmonata per la domenica successiva e disegnato dei cuoricini in fianco alle foto degli animali più carini inviate da altri lettori.
Il tutto in quei fisiologici dieci minuti che mi richiedono le mie funzioni corporali.
Da quel giorno, ogni volta che frequento per piacere o per necessità il bagno diventato ormai solo di mia Madre, non posso non afferrare l'ultima copia di Intimità dal portariviste color crema e sognare di poter anche io, un giorno o l'altro, leggere la risposta alle mie lettere di Rita Dalla Chiesa.