martedì 12 febbraio 2013

Le Vent Nous Portera (ma quello dei Noir Désir è uscito dal carcere?)

Tante, troppe cose sono successe dall'ultima volta che scrissi su questa pagina. Ovviamente questa frase vi farà credere che io abbia una vita talmente entusiasmante che, a confronto, quella di Juliette Lewis vi sembrerà solo un simpatico susseguirsi di ore in una casa di riposo del comasco.
Anzi, senza voler esagerare (atteggiamento assolutamente non nelle mie corde), quello che ho passato negli ultimi due, facciamo tre, mesi potrebbe far passare in secondo piano l'improvvisa e inaspettata dimissione del caro Benedetto XVI -e colgo l'occasione per salutarlo in quanto assiduo frequentatore di queste pagine e caro amico del Signor Sala (anch'egli lettore affezionato di questo blog).
Ho fatto cose, visto gente, viaggiato, parlato, sognato, amato, cagato, comprato una nuova TV, bevuto tanti caffè e altrettanti the, pisciato (ovvia conseguenza dellelitrate giornaliere di bevande eccitanti), comprato una casa, una cucina, un letto, un Pax, un divano, un bagno (l'altro ce l'ha regalato il signor Sandrini, da non confondere con il sovraeccitato signor Sala), una libreria, tante puttanate shabby chic e una vagonata di tazze. Ho ascoltato musica -forse poca-, mio suocero parlare di mutui -forse fin troppo-, i miagolii della mia gatta e gli sproloqui del mio compagno -fin troppi e
fin troppo poco ascoltati. Ho visto la neve, diverse volte, Versailles, The Walking Dead e mio padre smettere di camminare. Ho fatto le faccende di casa, preparato i bagels secondo la  "classica ricetta ebraica-americana", una torta di cioccolato a due strati farcita con cioccolato e ricoperta con cioccolato, varie cene messicaneggianti e tanto tanto altro.
Non credo che Juliette Lewis abbia fatto così tante cose dalla casa di riposo nel comasco in cui è stata ricoverata.

Juliette Lewis dalla casa di riposo