lunedì 12 settembre 2016

Voulez-vous un rendez-vous. Tomorrow.

In quello che dovrebbe essere il mio giorno libero (nel quale ho pensato bene di svegliarmi ad un orario improponibile per lavare e stirare l'intero armadio del mio caro fidanzato) ho deciso che era giunto il momento di raccontarvi un po' di quello che è successo dal mio ultimo post ad oggi (conscia del fatto che gran parte dei miei lettori passano di qui solo per farsi i fattacci miei durante l'orario lavorativo).

Le vacanze sono finite e l'estate volge al termine. Per quel che mi riguarda la voglia di vivere mi è scomparsa già al decimo minuto del primo giorno di lavoro passato a contatto con l'ennesima esponente inetta della categoria "Assistenti odontoiatriche", ma questa è un'altra storia.
Già al tredicesimo minuto del mio primo giorno di rientro al lavoro avevo nuovamente bisogno di ferie, possibilmente in Francia, preferibilmente in Bretagna.

[Pausa per raccogliere il vomito della gatta che sembra non essere riconoscente per la sua recente gastroscopia prosciugatrice dei nostri portafogli]

Eggià, oggi ho deciso di parlarvi delle nostre vacanze in Bretagna anche se sono consapevole che molti di voi hanno passato la prima metà di agosto a spiare il mio profilo Instagram come se non ci fosse un domani o un dopodomani.

Tra me e la Bretagna non è stato amore a prima vista, ma mi ha conquistata lentamente nel corso dei giorni, come uno spasimante che ti chiede di sposarlo con un messaggio privato (o PVT) su Splinder e BAM! un anno e mezzo dopo siete lì a pomiciare in una sera d'estate davanti ad un cimitero evidentemente infestato dastatue immobili.

Le difficoltà durante la nostra vacanza sono state tante, a partire dalle interminabili ore d'auto che abbiamo impiegato per arrivare nel Finistère, fino ad arrivare agli ufo che ci hanno inseguiti per le strade buie della campagna bretone e che si sono poi rivelate essere le luci intermittenti delle pale eoliche disseminate in tutta la regione. Per non parlare poi degli ematomi che mi sono procurata rischiando di cadere nell'Atlantico per vedere i delfini inseguirci sul traghetto diretto all'Ile d'Ouessant, in quella che sembrava una giornata destinata alla tempesta e che poi si è rivelata essere fatale per la mia pallida carnagione a causa del sole cocente trovato sull'isola.
Ed è così che capisci perché l'Île d'Ouessant viene spesso definita come "l'inferno in terra".



Disavventure a parte, ci sono tante -forse troppe- cose mi piacerebbe raccontarvi,ma che forse sono difficili da comprendere da chi non è stato con noi su quelle spiagge, su quelle falesie durante quelle maree nel bel mezzo del niente. Quindi,mi limiterò a raccontarvi di alcuni simpatici aneddoti per i quali è famoso questo blog, un po' come gli highlights della giornata di campionato.

Il primo bed and breakfast nel quale abbiamo soggiornato era un maniero nel cuore del Finistère gestito da una coppia di inglesi, Penny ed il Principe Carlo d'Inghilterra, stranamente cordiali e decisamente negati nella gestione di una rete wi-fi. Appena arrivati ci siamo resi conto dell'impossibilità di poter accedere ad internet e, scartata l'idea di scappare a gambe levate (ma solo perché avevamo già pagato un anticipo per la camera), con garbo il mio caro fidanzato ha iniziato a
sfrucugliare (termine tecnico) nelle impostazioni del router per sistemare la rete. Questo intervento tecnico ci ha fruttato una bottiglia di champagne che giace ancora nel nostro frigorifero in attesa che la nostra gatta smetta di vomitare ed un'ovazione da parte degli altri ospiti che finalmente potevano vedere il meteoper i giorni successivi.

Uno dei motivi che ci ha portato in Bretagna era quello di voler visitare il faro più alto d'europa (dopo aver fatto tutti i 365 gradini del faro di Gatteville lo scorso anno, il secondo più alto del continente) che si trova sull'Île Vierge, sulla costa nord-ovest della Bretagna. Ora, so che molti di voi non hanno dimistechezza con l'italiano, figuriamoci con il francese, quindi trovo doveroso puntalizzare il significato della parola "Île": "Île" in francese significa "Isola".
Il mio fidanzato, incaricato di cercare la posizione del faro, ha bellamente ignorato la parola "Île" e, solo dopo aver girato per tre quarti d'ora buoni sulla costa in prossimità del villaggio di Lilia mentre il nostro navigatore cercava costantemente di farci entrare in mare, ha realizzato che il faro si trovava su un'isola e che evidentemente non possedendo un mezzo anfibio era impossibile arrivarci con l'automobile.



Il secondo bed and breakfast era una castello sul confine con la Loira Atlantica ed era anch'esso gestito da una coppia, il ducaconte del quale non ricordo il nome e la moglie. La dinamica della coppia era molto simile a quella che abbiamo io ed il mio fidanzato: lui passava il tempo a fare bouquet di fiori in polo Lacoste bianca e intratteneva gli ospiti con i suoi aneddoti sulla vita, lei invece spalava letame, trascinava i bagagli degli ospiti per due piani di scale rischiando un'embolia polmonare ad ogni passo, cucinava, puliva, badava ai figli, alla gatta e stirava le polo Lacoste del marito. Bianche.

In questo castello abbiamo conosciuto una simpatica coppia di inglesi arrivati in Bretagna per un matrimonio di nonabbiamobenecapitochi. Lei era evidentemente una donna dal passato allegro alla Courtney Love e amava spalmare burro sui croissants al burro mentre lui era un cazzone. Durante una delle colazioni si è prodigato nel raccontarci della sua avventura in bicicletta che l'ha portato in soli undici giorni dalla sua cara madrepatria a Milano per andare a trovare il figlio, munito solo di una tutina da ciclista, di una borraccia e di tanta tanta fantasia. Ora, io non escludo che anche un ciclista non professionista possa compiere una tale impresa, ma mi viene veramente difficile pensare che un uomo di sessant'anni che ha il fiatone dopo aver sceso una rampa di scale possa aver fatto un viaggio tale.
O almeno non da sobrio.

Sempre nello stesso bed and breakfast abbiamo conosciuto un'altra simpatica coppia francese di mezz'età, arrivati in Bretagna sempre per il famoso matrimonio. Quando abbiamo rivelato di essere italiani, la cara signora si è subito rinvigorita e ci ha informati della loro imminente partenza per la Liguria. Lei e il marito fremevano all'idea di andare in Versilia e ci sono rimasti un po' male quando gli abbiamo fatto notare che in realtà non sarebbero andati in Liguria ma in Toscana.

L'ultimo giorno che abbiamo passato sulla costa atlantica abbiamo deciso di fare i tamarri e ci siamo concessi un pomeriggio sole, mare, spiaggia. Abbiamo raggiunto una spiaggia poco frequentata e, arrampicandoci su un paio di scogliere, siamoarrivati in un angolino dimenticato dalla civiltà nel quale potersi rilassare.
Dopo un paio d'ore di tranquillità decido di alzarmi per controllare la marea e mi rendo conto che altri dieci minuti in quella spiaggia potevano costringerci a passare la notte in balia del tiepido venticello bretone e con i piedi a mollo nell'oceano Atlantico. Di fretta abbiamo recuperato armi e bagagli e siamo tornati sani e salvi alla spiaggia principale che nel frattempo era quasi del tuttoscomparsa.



Siamo oramai rientrati dalla Bretagna (carichi di sidro) più di un mese fa e, nonostante gli altri viaggi ed il ritorno alla quotidianità, i ricordi sono ancora vividi e la nostalgia è purtroppo tanta.



Ed è per questo che a novembre torneremo in Bretagna sperando di trovare l'inferno in terra sull'Île d'Ouessant, di bere un sacco di sidro e di poterci collegare alla rete wi-fi di Penny e del Principe Carlo d'Inghilterra.

domenica 21 agosto 2016

L’estathe sta finendo

E’ quasi finita l’estate, l’estathe è finito del tutto ed è tempo di tirare le somme in testa al vicino di casa rumoroso ed il suo cane (che chiamare cane è un po’ esagerato, avendo le dimensioni della nostra tartaruga/ governatore/ imperatore/ Gesù).
Come tutti voi ben sapete (e chi non lo sapesse ora lo saprà) io e la mia compagna/proprietaria del blog che state leggendo/Gesù non amiamo le classiche vacanze Sole, mare e spiaggia.

(Per questo, il 31 di Luglio, ci siamo diretti verso la Bretagna, dove abbiamo trovato Sole, mare e spiagge!)

Ma questo non vuole essere un diario di viaggio delle nostre vacanze appena trascorse (se così fosse, scriverei sul blog di Turisti per Caso, o sul forum di TripAdvisor, o sui muri dei bagni della stazione di Carnate Usmate. No, questo è più che altro un confronto tra popoli. Un vademecum (o vadetecum, o vaderetrum satanum!) riguardante le caratteristiche che solo vivendo possono essere scoperte (come cantava Nino D’Angelo, famoso cantante con la N. Tenetelo a mente per nomi, cose, città ecc.

           Le abitudini culinarie: 
Come tutti voi ben sapete (perché siete scaltri e colti, oltre che coltri e scarni e un po’scogli) la dieta mediterranea (e quindi la nostra) è la più varia al mondo. Pranziamo tra le 12.00 e le 14.00 e ceniamo tra le 19.00 e le 21.00.
In Francia è semplice sentirsi a proprio agio. La cucina è altrettanto varia, gli orari sono più o meno gli stessi. Ma con il burro ed il formaggio. Tonnellate di burro e Salmonate di formaggio (AH AH AH per chi la capisce, stima per chi non la capisce). Ad ogni viaggio in Francia posso udire distintamente le telefonate del mio colesterolo che invita i parenti.
In Germania/Austria (che da ora chiameremo Cruccolandia) invece, le cose si fanno un po’ più complicate. Si mangia ad orari strani (non è raro infatti sentire un buon profumino di KRAUTI e KARTOFFEN alle 16.00 e ci si interroga chiedendosi “Staranno pranzando oppure cenando?”. E invece si erano solo tolti i calzini.
La varietà di pietanze è un po’meno accentuata. Nei ristoranti il menù si compone di tre categorie: la carta dei vini e delle bevande, la carta delle patate e la carta delle salsicce. 
Ho pensato ad uno slogan: “Costipati per scelta”. Devo solo pensare a come venderglielo.

             La lingua:
In Italia siamo abituati a strafalcioni e storpiature, dialetti e accenti. Ma difficilmente non riusciamo a farci capire dal nostro interlocutore, straniero o sordo che sia.
In Francia la lingua è ABBASTANZA simile alla nostra. Hanno probabilmente meno dialetti dei nostri e, sebbene abbiano fama di essere un popolo poco accogliente, vi stupiranno cercando di mettervi a proprio agio parlando uno strano inglese, facendo versi, scrivendo o indicando. In quasi tutti i musei, inoltre, troverete didascalie e spiegazioni in lingua inglese, e spesso anche tedesca, italiana, russa, giapponese ed esperanto.
In Cruccolandia invece, riassumerei la situazione con una frase, semplice e significativa. “Se non capisci sono cazzi tuoi”. Parlano in modo incomprensibile, utilizzando parole lunghe chilometri per semplici concetti tipo “KARTOFFENMITSCHULLGZZINGGTERSCHWEINSTEGIER” che significa “patate lesse”.  Non azzardatevi a chiedere se possono tradurre una frase appena pronunciata in inglese. Vi guarderanno da capo a piedi, immaginandovi con un cappio al collo e un branco di lupi che vi mangiano i piedi, e ripeteranno la stessa identica frase sempre e solo in tedesco, ma un po’ più scocciati.

             Le strade:
In Italia siamo famosi per le colonne. Le code sulla Salerno-Reggio Calabria, le code al Brennero (ne so qualcosa io che per tornare da Cruccolandia ho impiegato quello che mi è sembrato un secolo, o la durata del film “Lanterne Rosse”).
In  Francia invece, in particolari nelle regioni del nord, non incrocerete anima viva. Vi capiterà di percorrere centinaia di chilometri alla ricerca di una toilette senza incrociare neppure una macchina, dispersi nella prateria francese e lontano dalla civiltà (e da un benzinaio).
La sera, inoltre, vi sembrerà di essere entrati in un film dell’orrore. Luci rosse che sembrano Ufo, neppure un lampione per centinaia di chilometri (sempre quelli) e pochissime persone.
Forse per risparmiare sulla corrente, forse per evitare che una razza aliena possa localizzarli, inoltre, le case fuori dalle grandi città sono tutte buie. 
In Cruccolandia, invece, di code ne farete poche. Traffico intenso, questo si. Gente che suona ad ogni occasione, sorpassando a destra e sinistra e pure in centro città. Ma poche code.
Per questo i crucchi amano venire in Italia. Prenotano campeggi sul Garda solo per poter mettersi in coda al casello. Fingono che non funzioni la carta di credito per poi farsi selfie con la fila di auto che loro stessi hanno creato. Scelgono le strade più trafficate cercandole appositamente sui siti web di riferimento per poter poi raccontare agli amici di aver fatto tre giorni al lago e quattro in coda. 

Ma se questo non bastasse a farvi pensare che i Crucchi sono una razza inferiore che meriterebbe di essere deportata, ricordatevi dei sottintesi e non citati calzini bianchi con i sandali, e rimpiangerete le Silver dei Gabber e le espadrillas.

PS. Mi scuso in anticipo se ho urtato la sensibilità di qualcuno. Non dovete preoccuparvi, presto sarete accontentati e vi svelerò chi tra Giapponesi e Spagnoli è più stupido, ma non dovete avere fretta!

Albo Registri Suini Riproduttori Ibridi

La mia dedizione a questo blog vi lascia esterefatti, lo so.
Ben due post in un mese possono farmi entrare di diritto nella categoria dei blogger più prolifici di tutta la zona del Lario.

A mia discolpa posso solo dirvi che siamo da poco rientrati dalle ferie (due, se avessimo fatto un solo viaggio avrei dovuto scrivere "feria" come mi suggerisce il mio correttore di bozze bergamasco) passate in Bretagna ed in Austria.
Avrei tante cose da raccontarvi ma hey, per chi mi avete presa?
Pensate davvero che mi importi più di questo blog che delle lavatrici arretrate?
E proprio perchè io sono impegnata nell'arduo compito di disinfestare i nostri abiti dalla sabbia bretone e dal puzzo di crauti e patate ho deciso che da oggi questo blog avrà anche un altro autore che mi sosterrà nel compito di scrivere male cose con poco senso e che non fanno ridere nessuno.

Date il benvenuto al mio carissimo fidanzato Deadinauglyway, meglio noto come il distruttore di cozze.
Perchè questo è un blog di merda e tale deve restare.


PS. Stiamo aspettando conferma della collaborazione del Merdone (meglio noto come Apostolozeno) e siamo pronti a vagliare ulteriori proposte.
Vivamerlin, se ci sei batti un colpo.

giovedì 28 luglio 2016

Binge Watching- Band of Brothers

Eccoci di nuovo qui, miei cari, con la vostra rubrica preferita di questo blog (nonchè l'unica rubrica di questo blog, se non fosse per quell'esperimento malriuscito di "Carta Igienica", iniziato dal cesso e finito nel cesso) che vi terrà compagnia ancora per un bel po'. O almeno così dicono.

L'estate è arrivata e, se non fosse per la prospettiva della mia imminente partenza per la Bretagna, viste le temperature mi sotterrerei volentieri in un bunker.
Possibilmente in uno di quei bei bunker tedeschi che abbiamo visitato lo scorso anno disseminati per tutta la Normandia e che al solo pensiero mi viene il magone... ma hey non stiamo parlando delle mie vacanze!!

Parlavamo di Normandia, giusto? Terra di formaggio che ostruisce le vostre arterie anche solo con il suo profumo, di scogliere impervie e mozzafiato e luogo dove si è tenuta una delle battaglie chiave per la risoluzione del secondo conflitto mondiale.

In Normandia è stata girata nel 2001 la serie di cui vi parlerò oggi e che, insieme a Gilmore Girls, è la serie che ho rivisto più volte. Ma non stiamo parlando di Kirk che sbarca al Pointe du Hoc ma bensì di Band of Brothers, serie ambientata durante il periodo della seconda guerra mondiale e che narra le vicende della Compagnia Easy del 2º Battaglione, 506º Reggimento di Fanteria Paracadutista, 101ª Divisione Aviotrasportata dell'esercito degli Stati Uniti (ciao Wikipedia, bentornata tra noi) a partire dall'addestramento fino alla conquista del Nido dell'Acquila ed alla fine del conflitto.



Ricordo ancora la prima volta in cui vidi Band of Brothers: era una tarda domenica sera e casualmente finii su Rete4 in cerca di una valida alternativa al Sandrone Piccini ed al suo Controcampo (o era Mino Taveri? O Fabio Ravezzani? Chi può dirlo?). Vidi il bel faccione del simpatico Ross (David Schwimmer) bistrattare un gruppo di militari ed imporgli il "Currahee!"* dopo un lauto pasto ricco di carboidrati.
Ora, chi mi conosce lo sa, io ho una sorta di "ossesione" per la Seconda Guerra Mondiale e quindi ovviamente rimasi incollata alla tv, noncurante del fatto che il giorno successivo mi sarei dovuta alzare alle 6.30 per andare a scuola. E, chi mi conosce sa anche che non son più carabiniere.
Feci più o meno a stessa cosa per tutte le puntate successive, con la sola differenza che le successive le registrai su Vhs.

Per gli standard dell'epoca la produzione del duo Steven Spielberg e Tom Hanks era notevole. Una serie talmente realistica da sembrare agghiacciante. Non si può non entrare in empatia con i vari personaggi pur sapendo di non riuscire a comprendere cosa possano aver provato.
Band of Brothers è probabilmente la serie più bella che io abbia mai visto e che consiglierei a chiunque di vedere. Inclusi voi, luridi amici di Elio Corno.

Uno dei personaggi principali, Richard D. Winters, è interpretato dal pel di carota Damien Lewis (per il quale nel mio cuore c'è sempre un Orsetto Ricchione pronto ad applaudire alla sua vista) ma nella serie recitano altri attori più o meno noti come il già citato David Schwimmer, Michael Cudlitz (Abraham Ford in The Walking Dead), Scott Grimes (il simpaticissimo dottor Morris di E.R.), Michael Fassbender, Tom Hardy, Colin Hanks, Simon Pegg (senza Nick Frost), Ron Livingston (senza Carrie Bradshaw) e sicuramente altri dei quali non ricordo il nome come quello che faceva parte dei New Kids on The Block (non giudicatemi, li ascoltava mia sorella**).

Negli anni, come ho già detto, ho rivisto diverse volte Band of Brothers anche perchè uno dei primi regali che mi fece il Deadinauglyway fu proprio il cofanetto della serie, ormai consumato (e sul quale la mia gatta ha anche vomitato,.. ma vi ho mai parlato dei miei gatti?!). Ovviamente negli anni ho coinvolto anche lui con questa ossessione.
Ci sto riuscendo anche con Gilmore Girls, ma anche questa è un'altra storia.

Voto: 10 gattini su 10


* Non sapete cosa sia il "Currahee!"? Andate a vederevi Band of Brothers.
** Anche volendo, ero un po' troppo giovane per apprezzarli. All'epoca. Step by step, oooooh baby, gonna get to you, giiiiirl!

venerdì 22 luglio 2016

Binge Watching- Vikings

Ho da poco varcato la soglia dei trent'anni e, nonostante i dolori cervicali che mi subentrano dopo trentasei minuti passati davanti ad un qualsiasi computer*, il web e l'internet occupano ancora una buona parte del mio tempo libero. Ovvio, non passo più il tempo a spammare su Splinder per qualche visualizzazione in più ed il mio utilizzo dei social networks consiste sostanzialmente nel pubblicare su Instagram foto dei miei gatti e dei miei fiori.
E ancora dei miei gatti.
E dei miei fiori.
E avete visto che abbiamo un nuovo barbecue?!

Comunque, dicevamo?! Ah sì, ho trent'anni e siccome sono vecchia non uso i social networks ma guardo un sacco di serie televisive (e non) sdraiata sul mio divano pieno di peli di gatto con la nostra smart tv.
Vi ho già detto che ho dei gatti e che potete trovare le loro foto su Instagram?!
Quindi, siccome la libertà di opinione non è un'opinione -o almeno così dicono- mi sento in diritto, o meglio, in dovere di consigliarvi delle belle cose da vedere dato che anche voi, miei cari lettori, oramai siete ad un passo dalla casa di riposo ed in più Uomini&Donne è in pausa estiva e quindi al pomeriggio il personale che bada a voi non ha idea di cosa farvi vedere sulla vostra vecchia tv a tubo catodico con videoregistratore incorporato.

Dopo tutta questa lunghissima introduzione, per la quale ho perso fin troppo tempo che avrei potuto utilizzare per mettere foto dei miei gatti su Instagram, eccoci arrivati allo scopo di questo post, ovvero presentarvi una nuova rubrica di questo blog:
la Top N (il numero lo deciderò alla fine, ovvero quando misarò stufata di scrivere su questo argomento) delle Serie Tv -e non- consgliate da Funku (illustrissima personalità di internet e pubblicatrice di foto di gatti su Instagram).
Vi prometto un post a settimana ma, realisticamente parlando, probabilmente ne arriverà uno a semestre.

https://www.youtube.com/watch?v=9YEyuRlSieg


La prima serie di questa nuova serie (oh, che bulona!) è Vikings, una produzione canadese trasmessa da History a partire dal 2013 e tutt'ora in corso. In Italia- stando a quanto dice Wikipedia, è stata trasmessa su Rai4 e su TIMVision.
Ci siamo (Io e quell'altro che sta seduto con me alla sera sul divano... insieme ai miei gatti, star indiscusse di Instagram) avvicinati a questa serie in quanto amanti delle serie storiche (Io), in cerca di un'alternativa a Game of Thrones in pausa fino al prossimo aprile (Io) e per guardarci dei bonazzi con nomi da mobili per dispensa Ikea e donne con facce da cavallo.
La storia è incentrata sulla vita, morte (o preseunta tale.. spoiler di merda) e miracoli (nel vero e proprio senso del termine) di Ragnarr Loðbrók,  un re vikingo del quale si narrano le leggendarie gesta vissuto nella seconda metà del IX secolo.Ragnar ci viene presentato come un fattore dedito alla vita campestre ma con ben altre aspirazioni: il baldo uomo vorrebbe salpare con delle navi vichinghe alla conquista delle terre dell'ovest, in particolar modo in direzione Inghilterra.
Per aiutarvi a focalizzare l'ambientazione della serie vi basta immaginare che all'epoca non c'era l'Unione Europea e quindi spostarsi tra una nazione e l'altra era una menata stratosferica, un sacco di documenti, niente mercato libero e gli inglesi erano pure poco ospitali... nulla a che vedere con la situazione attual... ehm... tipo ora, per intenderci.
La fotografia ed i colori scelti dai vari registi aiutano molto a far comprendere l'asprezza delle terre del nord ed il desiderio del bel Ragnar per un posto migliore per lui e per la sua famiglia. L'interprete principale è Travis Fimmel, attore australiano a me noto per questo video di Jennifer Lopez.
L'espressività del caro Fimmel è di poco maggiore rispetto a quella del Kit Harington (Jon Tristezza Di Quinto Snow) ma, vista la prestanza fisica, gliela si può perdonare. Nota di merito per altri due interpreti: Floki/Gustaf Skarsgård, il peluches che tutti vorrebbero avere sul proprio comodino come prima cosa da vedere appena aperti gli occhi alla mattina e Athelstan/George Blagden, il monaco cristiano prima schiavo e poi amico e confidente di Ragnar, che poi diveterà Luigi XIV, il Re Sole (ma questa, miei cari, è un'altra storia...).

Da vedere, possibilmente anche con il doppiaggio di Maurizio Merluzzo che vi porterà sempre a sperare di vedere prima o poi un frullatore in mano a Ragnar Loðbrók.

Voto: 7 gattini su 10



* Ah, beata gioventù....

** Avrebbero dovuto chiamarla "Fikings". Ah-ah-ah.

Grazie per il commento.
Ciao :-D

lunedì 4 luglio 2016

Orlando

La scorsa settimana, o forse anche di più, in quello che era il mio giorno libero -tendenzialmente dedicato ad attività puramente goliardiche quali togliere i peli dei miei gatti dai divani o leggere le e-mail del nostro vicino di casa che minaccia di imporci il suo ricalcolo dei millesimi (secondo il quale lui vive in un tugurio di 50 centimetri quadri e tutto il resto del condominio in dimore di charme da 475 metri quadri)- mi è arrivata una strana notifica nella mia casella di posta elettronica che mi informava del tentativo di intrusione in un'altra mia -inserisci qui un sinonimo di e-mail a tuo piacimento, io sono troppo pigra per cercarlo- in disuso dal lontano 2010.
Nel leggere questa spaventosa notifica mi sono subito allarmata al solo pensiero di un cattivissimo pirata informatico che voleva rubare tutti i miei preziosissimi segreti per venderli al mercato nero dell'ortufrutta di Viareggio e quindi ho immediatamente interrotto i miei passatempi preferiti per fiondarmi di corsa sul sito Hotmail.com per accertarmi di non essere stata violata.
Appena effettuato il log-in la situazione si è rivelata essere più agghiacciante del previsto: il Lupin del Deep Web aveva cercato di inserire la password sbagliata per tre tentativi consecutivi utilizzando un programma evolutissimo chiamato Digitoacazzodicane ma, fortunatamente, il furbissimo sistema di protezione Microsoft era riuscito a bloccarlo durante questa sua impresa. Tiro quindi un sospiro di sollievo, ritiro la denuncia fatta alla polizia postale, finisco di pulire i divani perchè nel frattempo i miei gatti hanno deciso di darsi alla lotta greco-romana in salotto e mi metto subito a spulciare le migliaia (leggi 53) di e-mail che avrebbero potuto interessare al Robin Hood dell'Internet cercando la motivazione per questo atto di insana follia.
Sapete cosa ho dedotto dopo ore ed ore (leggi cinque minuti, giusto il tempo di scegliere se mettere in infusione un Dammann Frères Darjeeling o un Kusmi Prince Vladimir) di indagini alla Horatio Caine?! Quell'aspirante Renato Rinino del web voleva rubarmi questo introvabile e rarissimo articolo su Di Quinto Rocco!



Ebbene sì, amici miei.
Volevano rubarmi il tesoro più prezioso che posseggo e del quale ho anche una copia cartacea chiusa in cassaforte (sapete, abitando in una dimora di charme io ho ovviamente anche una cassaforte)... o altrimenti volevano solo farsi i cazzi miei e vedere le foto del mio attuale fidanzato con i capelli o trovare l'indirizzo corretto del profilo Linkedin di Ventiseitre (a tal proposito, vi sconsiglio di cercarlo, potrebbe rendervi molisani al primo sguardo).
In ogni caso: tanta tristezza.



venerdì 4 marzo 2016

If you got the feelin'

Il mio primo Personal Computer mi venne regalato per Natale, nel lontano 1998. Era uno scafandro di dimensioni bibliche che stava a malapena sulla scrivania di mia sorella (per poter aprire l'anta dell'armadio adiacente ti toccava ruotare il mastodontico monitor a tubo catodico da diciassette pollici) e ci venne fornito con l'avanguardistico sistema operativo Windows 98. Pochi mesi dopo, sfiniti dalle mie insistenti richieste, i miei genitori acconsentirono ad attivarmi una connessione internet a 56k. Ovviamente per me fu una rivoluzione: oltre ad avere una casella di posta elettronica dalla quale inviavo poco più di una e-mail a bimestre, potevo finalmente reperire informazioni sui miei idoli dell'epoca e scaricarne la musica senza dover impegnare tutta la mia paghetta mensile per acquistarne le musicassette o i compact disk.
La libertà era arrivata con le sembianze di una canzone dei 5ive scaricata in un pomeriggio, a volte anche un po' di più.

Negli anni, come ben sappiamo tutti, la tecnologia si è evoluta ed i 5ive sono tornati insieme e poi si sono di nuovo separati.
In casa mia, che non è più quella dei miei genitori, c'è una media di due computer per abitante, gatti inclusi, tre tablet per persona per non parlare degli smartphones e delle smart tv. Sì, abbiamo un problema, ma non è della nostra dipendenza dalla tecnologia che dobbiamo parlare.
Dobbiamo parlare del fatto che quella merdaccia del gatto del mio fidanzato mi ha rotto lo ZenPadS regalatomi dal suo padrone per Natale ed io non posso più ascoltarmi le canzoni dei 5ive mentre faccio la cacca.
E' un dramma.*



* Non temete, grazie ad Amazon Prime, probabilmente entro sera potrò tornare alle mie abitudini, solo con un conto corrente un po' più leggero.

lunedì 8 febbraio 2016

Blue Monday

Il blog, per come lo conoscevamo noi -ormai quasi trentenni portatori non troppo sani di mutui e genitori apprensivi di bestie pelose- è morto.
Niente più Ochetta inseguita dalla gente che se la vuole fare, niente più Ventiseitre con la sua sfavillante -inserire sostantivo casuale qui- e niente più Apostolozeno con le sue massime sulla cacca*.
La vita, quella che una volta potevamo definire "quell'inutile intervallo di tempo tra un post e l'altro", ci ha messo di fronte a delle scelte difficili e ci ha costretti ad abbandonare i nostri passatempi giovanili a favore di attività più adatte alla nostra anagrafica.

Scrissi il mio ultimo post il 22 maggio 2013. Io ed il mio fidanzato (no, non ci dobbiamo sposare. Mettete via quei fazzolettini**).. ok, forse meglio definirlo compagno (no, non siamo diventati sinistroidi. Asciugatevi quelle lacrime di commozione)... beh, allora diciamo che io e quell'ipocondriaco col quale ho avuto la geniale idea di condividere la vita, ma soprattutto il letto (per fortuna non il conto corrente) all'epoca del mio ultimo post avevamo appena coronato il nostro amore nato sulle pagine di Splinder acquistando la nostra prima casa.
Da quel maggio sono passati quasi tre anni.
Anni nei quali "quell'inutile intervallo di tempo tra un post e l'altro" mi ha portata ad essere una persona diversa da quella che scriveva post idioti su Paolo Fox, necrologi per gente viva e tanto (o poco) altro.

Chi l'avrebbe mai detto?!
Io sono diventata una persona seria, realizzata professionalmente, con una casa, un mutuo, tre gatti in regola con le vaccinazioni, ho imparato a cucinare un sacco di cose nuove, ho un giardino pieno di tulipani comprati in uno dei tanti viaggi fatti negli ultimi anni (ben più di quelli che potessi aspettarmi) e, pensate un po', pago anche regolarmente le tasse! Certo, non sono state tutte rose e fiori. Come ogni persona seria degna di rispetto ho dovuto affrontare problemi ordinari e straordinari che si sa, fanno crescere: le tasse da pagare (regolarmente, ci tengo), quella dannata infiltrazione in taverna, la perdita del mio Papà che dopo una lunga e brutta brutta malattia ci ha lasciate, Telecom che continua a spedirci bollette nonostante non si sia più loro clienti da più di sei mesi ed un'infinità di piccole difficoltà che non ci fanno mai annoiare ma delle quali faremmo volentieri a meno.

Ok, ci avete creduto, vero?
Funku è diventata una forma di vita della quale non vergognarsi in presenza degli amici e che potreste pensare di presentare ai vostri colleghi di lavoro senza aver paura delle sue battutacce.

Ah-ah-ah! ;-D

Sono proprio una burlona. Se all'apparenza posso esservi sembrata una persona migliore, sappiate solo che con l'età sono solamente peggiorata, proprio come un anziano in piena demenza senile. E quindi, visto che minchioni si nasce e si cresce (e poi si muore), oggi riapro il blog.

Non aspettatevi belle cose, non sono mica Ochetta.


* Non temete. Il redivivo compagno Apostolozeno ci allieta ancora con le sue Memorie della Merda. Ha solo cambiato canale d'espressione.

** Sto parlando con te caro Apostolozeno. E già che ci sei smetti di bere vodka alle nove di mattina. O almeno non mandarmi le foto di te che pratichi questo sport.